Ansia

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Nuovi orizzonti di ricerca 2018
Leonardo Fogassi e Aldo Natale Terrin

Ansia
Meccanismi inconsci e coscientizzazione

Il tema di ansia e coscienza è balzato all’attenzione del dibattito pubblico in seguito alla pubblicazione del noto neuroscienziato Joseph Le Doux, che segnala non solo la gravità della patologa ansiogena, che riguarderebbe almeno il 20% degli americani, ma che intende riformulare la problematica in relazione alla coscienza. Ansia, paura, angoscia sono temi cari alla filosofia di ogni tempo, in particolare dell’esistenzialismo ispirato da S. Kierkegaard e approfondito da M. Heidegger. Oggi si guarda a questi sentimenti con rinnovato interesse non lasciandoli solo come appannaggio della sintomatologia clinica, ma come emergenze della condizione umana tout court. È curioso infatti che un neuroscienziato, proveniente da una certa epistemologia riduzionista, riproponga questo sentimento in relazione alla coscienza, che fino ad un recente passato era argomento tabù.
In aperto dissenso con la teoria della evoluzione per selezione naturale di Darwin, secondo il quale non vi è alcuna differenza fondamentale tra l’uomo e i mammiferi superiori circa le emozioni fondamentali, egli sostiene che il rapporto tra sentimenti emotivi e le risposte comportamentali non è innato. Sicuramente certi comportamenti innati sono cablati dal cervello, ma le emozioni umane non sono uguali a quelle degli animali. I sentimenti degli uomini sono elaborazioni della coscienza cognitiva dei processi primari. Quasi mai sperimentiamo in modo osservabile il processo primario inconscio simile a quello degli animali e questo rende difficile l’interpretazione. Sicuramente è sbagliato proiettare i nostri sentimenti su meccanismi comportamentali analoghi degli animali, anche perché noi stessi fatichiamo a conoscere le nostre esperienze soggettive. Paradossalmente, sostiene Le Doux, se un leone avesse il linguaggio esprimerebbe emozioni che gli umani non capirebbero. Il punto nevralgico di questo approccio cognitivista è l’ingresso in scena della coscienza per valutare l’ansia. Infatti i sentimenti hanno una base inconscia, ma sono soprattutto elaborazioni della coscienza. Gli stati "veramente inconsci" non sono sentimenti”. Bisogna de-darwinizzare le emozioni umane. “Anche se il sentimento della paura viene per lo più analizzato in relazione all’attivazione del circuito di difesa dai predatori, non ha un contratto di esclusiva con alcun particolare circuito sottocorticale. Dobbiamo proteggerci quotidianamente da diversi tipi di minacce, non solo dai predatori”.
Ed eccoci sorprendentemente a parlare di coscienza con un neuroscienziato, dopo un secolo di pregiudizi contro la coscienza soggettiva della fenomenologa trascendentale. La coscienza sarebbe irriducibile al cervello. “La coscienza è qualcosa che va oltre il cervello; il cervello è semplicemente un veicolo con cui la coscienza si muove nel mondo fisico. E dato che la coscienza in sé non è un evento fisico, studiare il cervello non rivelerà l’essenza dell’esperienza fenomenica. La ricerca sul cervello rivelerà i correlati neuronali della coscienza, ma non la coscienza stessa”.
L’ansia come fenomeno della coscienza è un sentimento più complesso rispetto alla difesa dei predatori e probabilmente è l’autocoscienza della propria finitezza, esattamente come avevano intuito gli esistenzialisti e i mistici di ogni tempo. La religione è l’elaborazione simbolica dell’ansia, diventando talvolta un meccanismo di rassicurazione. È la coscienza della propria finitezza e della propria morte, che impedisce all’uomo di tranquillizzarsi sul presente immettendo un’ansia, un’irrequietezza, un’incertezza di fronte al proprio destino incontrollabile. L’ansia diventa allora un male esistenziale per chi non accetta il limite e una nostalgia infinita per chi in libertà accoglie la propria precarietà totalmente in balia del mistero della vita. L’ansia sarebbe la percezione che non siamo immortali diventando disperante per alcuni e fiducia per altri.
Un dibattito che coinvolge laici e credenti su un fronte in cui le uniche certezze sono legate alla libertà e all’urgenza di scegliere per non lasciare all’ansia patologica il dominio della coscienza.

Contenuto:

1. Presentazione (Roberto Tagliaferri)

2. La problematica neuroscientifica della coscienza (Leonardo Fogassi)

3. L'ansia come sentimento opaco e crepuscolare (Aldo Natale Terrin)

4. Coscienza, emozioni e ansia (Leonardo Fogassi)

5. Il valore genetico-religioso dell'ansia (Aldo Natale Terrin)

6. Tavola rotonda

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